Il mio percorso in osteopatia
Mio padre è un osteopata, e fin da bambino giravano in televisione le immagini delle videocassette delle lezioni di osteopatia in francese. La scuola di Lione era molto improntata sulle manipolazioni, e spesso io ero la prima cavia di mio padre quando tornava a casa dai weekend di formazione. Ciò che però da bambino amavo erano i trattamenti delicati al cranio, che ricordo ancora con piacere.
Mai avrei pensato di iniziare questa professione, ma ricordo che durante la prima lezione sulla storia dell'osteopatia rimasi folgorato da Still e dalla sua medicina. Subito lessi i suoi testi, che per me sono da sempre un faro in questo mestiere. La mia scuola aveva un approccio molto diverso da quella di mio padre: più completo, e non legato solo alle manipolazioni vertebrali. Molte materie erano incentrate sullo sviluppo delle abilità percettive e di un ascolto molto fine di specifici aspetti terapeutici. Con mio padre approfondimmo insieme certe materie che lui non aveva affrontato nel suo percorso, e io potevo attingere dalla sua esperienza clinica di quasi 30 anni nell'osteopatia manipolativa.
Quando iniziai in clinica, lavoravo anch'io in maniera molto strutturale, spesso anche violenta, per correggere le disfunzioni nel paziente. Si cercava il responsabile — blocchi vertebrali, mandibola, appoggio dei piedi — e si cercava di correggerlo, come se il corpo fosse un oggetto manipolabile e modificabile a piacimento dell'operatore. All'inizio sei esaltato dai risultati clinici, ma poi arriva sempre il paziente che non risponde alla tua idea di trattamento, e iniziano a mostrarsi i limiti del tuo approccio. A volte un paziente migliora, poi un secondo con gli stessi sintomi non risponde, e se sei sincero con te stesso spesso non sai cosa sta accadendo: provi a formulare delle ipotesi, e spesso la responsabilità viene rimbalzata al paziente — sei sedentario, non fai gli esercizi, mangi male.
Negli ultimi anni di scuola eravamo affiancati da osteopati più esperti, che spesso avevano approfondito approcci meno manipolativi e più basati sulla sensibilità fine delle mani. I risultati che portavano a scuola, trattando i loro pazienti, erano sorprendenti, e mossero la mia curiosità. In particolare Maurizio Fiorenza, che aveva studiato e lavorato in America al fianco di Viola Fryman, aveva un approccio unico tra tutti gli insegnanti: il tocco era quasi impercettibile, ma la sua chiarezza diagnostica e terapeutica era incredibilmente precisa. Il suo linguaggio e il suo modo di vedere la salute e la malattia erano molto vicini a quelli del fondatore dell'osteopatia, a me molto caro, mentre gli altri approcci erano spesso in contraddizione, o comunque molto distanti dal pensiero su cui lui aveva fondato la sua medicina.
Iniziai a ricercare, a leggere e a informarmi riguardo ai maestri della tradizione osteopatica che avevano portato avanti le idee originarie ed erano famosi in tutto il mondo per i loro risultati clinici. Partecipai a molti corsi e iniziai a comprendere come l'insegnamento fosse stato trasmesso, come si fosse evoluto e, soprattutto, come fosse stato distorto e svenduto negli USA e in Europa. Con un amico scrivemmo a John Lewis, un osteopata inglese autore della più importante biografia sul dottor Still e sul suo pensiero, e ci disse che se cercavamo il suo insegnamento originario dovevamo andare dal dottor James Jealous, in Oregon. Avevamo solo sentito parlare del dottor Jealous e del suo insegnamento, chiamato approccio biodinamico, che altro non era che un approfondimento di ciò che i suoi maestri gli avevano insegnato e si erano tramandati a partire dal primo osteopata. Nonostante non si facesse alcuna pubblicità commerciale, osteopati da tutto il mondo andavano da lui per assistere alle sue lezioni.
Per fortuna, vent'anni prima di noi, Roberto Frumento e Roberto Guglielmi erano partiti da Savona per formarsi con lui, e avevano da poco iniziato a trasmettere il suo insegnamento anche in Italia. Quando li conobbi per la prima volta, capii che quello che insegnavano era ciò che volevo imparare e portare ai miei pazienti. Non si trattava più di far combaciare la complessità di una persona con un modo limitato di vedere e agire sul suo corpo, aggiustandone le parti come se il paziente fosse un tavolino rotto, ma di sostenere i processi naturali di autoguarigione già presenti in noi. I più importanti osteopati, seguendo la direzione indicata dal dottor Still, hanno passato anni a cercare di comprendere il meccanismo che regola ogni funzione dell'organismo, distinguendo quali aspetti fossero più terapeutici di altri. James Jealous ha raccolto questa eredità, creando un linguaggio e un curriculum per trasmettere ciò che i maestri avevano iniziato a comprendere con le proprie mani.
Non significa che l'aggiustamento meccanico non si verifichi più, ma che viene effettuato da meccanismi già presenti nel paziente, che hanno molta più precisione e intelligenza del terapeuta. Non serve nessuna forza: la forza è già all'interno. Il trattamento non è limitato al sistema muscoloscheletrico, ma riguarda sempre il paziente nella sua totalità.
Questo approccio fa rivivere l'osteopatia per come è stata concepita dal suo fondatore, e dona ai pazienti possibilità terapeutiche molto più grandi rispetto al semplice aggiustamento meccanico.
Posso solo ringraziare di aver potuto accedere a questo insegnamento, e di avere molti pazienti che si affidano a una pratica molto concreta, ma spesso difficile da comprendere razionalmente.
Rimoldi Alessandro Osteopata D.O.


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